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Confessione pasquale

Presolana, 1 aprile 2018 Vivo nella comodità. Nella mia tranquilla esistenza di occidentale media capisco di essere privilegiata: non mi manca nulla. Eppure non mi piace abbandonarmi al relax sfrenato, all'abbondanza ricercata e consumata come se non ci fosse un domani. Piatti elaborati, dessert alla fiamma, cioccolato di varie provenienze, frutta esotica arrivata chissà come in un ristorante di una valle sperduta, mentre fuori piove, e dentro al calduccio si mangia e si beve senza curarsi di nulla. È vero, di che cosa ci si dovrebbe preoccupare? Della pioggia che cade nel bosco? Delle bestioline che al buio ne ascoltano il rumore? Lo so, che il nostro posto è dentro, a bere e mangiare e gozzovigliare, so bene che noi possiamo farlo ed è forse nella nostra natura farlo, ma nonostante questo non mi ci posso abituare. Mi sento fuori posto. Resisto per poco, poi il pensiero del fuori mi assale. La nostalgia per la libertà della natura è in me insopprimibile. È una nostalgia c...

Ritorno in Val d'Aosta - Tour du Rutor

Ieri ho fatto una cima nuova. Si chiama Rutor. Eravamo io, la mia socia e altri 800 amici. In cima c’è una madonnina. Anzi una statua bella grossa, bianca e girata verso la Val d’Aosta. Qualcuno degli 800 l’ha sicuramente vista ancora prima di arrivare in cima, la madonna, durante la salita a piedi con la corda in mano e gli sci che sbattono contro il casco. Alcuni giurano di aver visto madonne e santi anche dove non c’erano. In cima al Rutor c’è un bel panorama: sarebbe stato bello fare un pic nic, oppure una foto ricordo, ma il vento era proprio troppo forte. Sulla sinistra appare improvvisamente il ghiacciaio: è bianco e striato come un grande mare, e sopra si scorgono alcune persone che camminano in fila, piccolissime e scure in mezzo al bianco. Loro fanno una gita, un po’ come noi. Nello zaino avranno un panino e una birretta. Nel mio zaino oggi ci sono solo pantavento e giacca e una bottiglietta d’acqua vuota. Sete inesauribile e la valle laggiù lontanissima, dopo duemila me...

Sogni di gloria a Montecampione

Settembre, tempo di tappe epiche e casalinghe. Nell'insolita afa mattutina la Valcamonica si presenta come un desolato e soffocante scenario post-atomico, dove il sole appare rossastro e incerto nella foschia densa. Ma quando una salita chiama bisogna rispondere, non importa che si tratti di un Passo Sella, di un Vivione o di un semplice cavalcavia nella bassa: la risposta de #ilorddellacontessa è pronta, decisa, scattante. Ed eccoci così ai piedi di Montecampione: salita epica dall'aria decadente e retró. L'aria è immobile, imprigionata nella cappa di caldo. Chi si ricorda che tempo faceva quel giorno del '98 in cui Pantani si alzò sui pedali una, due, tre volte su un Pavel Tonkov sfiancato e presto sconfitto? Qualche Lord era presente, quel giorno, e può dire con certezza che era un giovedì, il 4 di giugno: era stato bello vederli salire, mangiarsi i tornanti come se non esistesse la fatica. Io ricordo solo le immagini della TV, sbiadite perché anc...

Dolomiti-bike, day #1

Verso il Pordoi Lago di Misurina a Ferragosto. Come sarebbe bello fermarsi e continuare a pedalare ma a bordo di un pedalò, in mezzo al lago, con una birra in mano, dimentichi di tutto. Invece no.  #ilorddellacontessa non amano le cose facili. Accettano senza scomporsi gli sguardi di circostanza di chi ha optato per la classica passeggiatina del dopo pranzo e proseguono per la loro strada; una strada che è sempre, perennemente, in salita. È tempo di Passo Giau, Passo Tre Croci, Tre Cime di Lavaredo (una cosa divertente che non farò mai più).
 Ovunque sono le tracce della guerra, la Gran Vera, la guerra più insensata nelle montagne più belle del mondo. 
Un altro genere di battaglia, a cui nessuno è obbligato e che ognuno sceglie da sè, attende invece chi decide di affrontare questa assurda salita.
 Gimondi, Merckx, Fuente, Nibali.
 Sono solo alcuni di quelli che in questo altipiano meraviglioso e desertico hanno fatto il vuoto e scollinato per primi.
 Ma la storia non r...

Ferragosto al Piz Boè

La Contessa non lascia mai i suoi Lord: potrebbero perdersi, fermarsi nel mezzo di una salita a fare un picnic improvvisato, potrebbero disturbare in vari modi la quiete pubblica. Ma anche i Lord non lasciano mai sola la loro Contessa, perché sanno che da sola, fuori controllo, potrebbe uscire dalle vie battute e cercare altri compagni d'avventura, cambiare compagnia, decidendo magari di tradire # ilorddellacontessa con bevitori di Gatorade e Polase e con mangiatori di barrette. Oppure potrebbe lanciarsi in altri sport, abbandonare la bici in un bar e proseguire a piedi, come è successo oggi. 
 Quando la montagna chiama bisogna rispondere, cioè mettere le scarpe e partire. 
 Ma che strana montagna, assalita dalla folla del ferragosto dolomitico! 
 Turisti improvvisati camminatori formano colonne ansanti che arrancano sui ghiaioni battuti dal sole sotto le ampie pareti del Sass Pordoi; bambini trascinati in gita avanzano col muso lungo chiedendo quanto manca, e mamme ...

Chiudo gli occhi e vedo la neve: Mezzalama 2017

Formichine sul Castore Da Cervinia a Gressoney ci sono 89 km in auto, ma se passi dal Monte Rosa con gli sci sono solo una quarantina. Per cui la scelta è ovvia. Il giorno atteso è arrivato: sveglia illegale alle 3.30, colazione, vestizione e preparazione di tutta la ferraglia che oggi ci tocca portare addosso, infine numero sulla gamba: c'è scritto XXI Trofeo Mezzalama, un nome che mi aveva sempre incuriosito fin da quando facevo discesa, e d'estate salivamo a Cervinia a sciare. Poi si è ripresentato quando ho iniziato ad andare con le pelli. A volte hai dei sogni senza sapere di averli. Il Mezzalama è uno di questi. Negli anni '20, Ottorino Mezzalama sognava un itinerario per attraversare le Alpi interamente con gli sci. Era alto e slanciato, aveva lunghi baffetti neri, portava sempre un enorme zaino con dentro di tutto e sosteneva che gli sci sono meglio lunghi, ("almeno due metri") e che con una buona tecnica e buone scioline le pelli non servono. ...

Il weekend più lungo del mondo (Parravicini col sole)

L’ingordigia è una brutta bestia, ma quando si tratta di montagna può essere scusata. Venerdì, ritorno in Adamello dopo l’Adamello, con Anna e Irene. Vento, sole, niente più paline da seguire, niente più fatica cieca come in gara. Corno Bianco polveroso e bellissimo, risalita al Cannone e discesona in powder. Pernottamento al Rif. Lobbie con tramonto rosso fuoco. Sabato, sveglia comoda e si va incontro ai tre puntini che si avvicinano giù al Mandrone. Appuntamento telefonico 9.30 in fondo alla vedretta. Ritorno al Corno Bianco, torta in vetta con Paolo Tomasoni ed Elia per il compleanno di Barone Rosso e altra sciatona. Rientro da Mandrone e Passo Presena con temperature tropicali, gelato a Edolo, casa. Tentativo di asciugatura scarpette e guanti. Roba da sci sparsa per casa. Delirio assoluto. Domani è una giornata importante. Domenica 9 aprile 2017, eccolo: il Trofeo Parravicini col sole. Un miraggio atteso cinque anni. Dopo quattro edizioni sotto il diluvio, la mia costanz...