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Visualizzazione dei post con l'etichetta vento

Vento in faccia

Il vento in bicicletta: la salita invisibile. Sembra di combattere una battaglia che gli altri ignorano, che solo io comprendo. Quelli che incontro pedalano sciolti, il loro viso non porta tracce di sofferenza. Eccole le strade calde della Toscana, e di tutto il sud Italia: un asfalto liscio, lucidato dalla calura estiva, solcato da gobbe e irregolarità che non hanno la durezza delle nostre: quelle che da noi sono crepe qui hanno un aspetto morbido e denso. L'Aurelia se ne va così, ampia, chiara, diritta: ai lati scorrono pini marittimi contorti, di anno in anno sempre uguali a se stessi. Erba alta e seccata dal sole, spighe mosse dal vento, oleandri invadenti si sporgono sulla carreggiata, mi arrivano quasi in faccia, colorati, veloci. Ogni tanto le case rosse dell'ANAS compaiono e scompaiono nell'ombra, e intorno il rumore del vento e delle cicale. Se lasci l'Aurelia, tentando di fuggire il vento e non riuscendoci mai, appaiono le stradine che vanno nell'ent...

September

Settembre, tempo di andare.  Dove sono, le strade delle Dolomiti tanto amate e odiate nei giorni d'agosto?  Lontane, forse perdute, come tutti i giorni che vissuti fuggono. Ma la felicità resta: è la stessa di oggi. Una strana calma nell'insolito caldo di fine estate, di fronte al lago, al sole. Forse è l'ultimo: molte cose, chissà, potrebbero essere le ultime. L'ultimo caldo, l'ultimo giro della stagione, le ultime pedalate ad una temperatura accettabile, con tutti i Lord riuniti, l'ultima birretta della stagione ciclistica. Per qualcuno, magari, è l'ultimo giro in bici prima che davvero tutto cambi nella vita. Ma ora no: siamo in attesa di tante cose, ognuno lo sa. Eppure di tutto quel che può o deve accadere in futuro, non c'è traccia in questa tranquilla domenica di settembre: tutto scorre lento, nell'ultimo tepore prima dell'autunno. Le strade conosciute sembrano stanche di vederci, buche e tombini ci hanno fatti tornare a casa una ...

Cevedale

In una mattina di aprile l'inverno è ritornato, e noi, com'è ovvio, non eravamo pronti. Il vento soffia troppo forte, il freddo è secco e pungente: siamo semplicemente fuori posto. Non sto bene e ho le mani gelate: devo andarmene di qui più in fretta possibile. La paura è purissima, fredda e precisa come una lama, è tutt'uno con l’immagine della mia debolezza di fronte al ghiaccio, che per una volta con me si diverte a giocare, riafferma il suo ruolo, e infine mi piega come una canna al vento. Uno scenario mentale che ricordo come una distesa candida e pulita da tutto, da ogni preoccupazione e pensiero superfluo, per concentrarsi unicamente sul mio piccolo corpo che nel bianco della montagna spazzata dal vento è solo, e lentamente perde energia, sensibilità, calore, controllo; concentrarsi per recuperare le forze e aver salva la vita. Un panico nuovo annulla tutto ciò che intorno e dentro di me si agita: immagini, ricordi, cause e conseguenze, legami, domande; non son...