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San Fermo, ovvero breve e fuggevole visione dell'inferno

Per chi la conosce, per chi la cerca, per chi sa che non si può sfuggirle, la fatica ha un nome: Colli di San Fermo. Non si sale dal lago d'Iseo, il lago è un miraggio lontano, un premio per chi scollinerà dopo 10 km di salita vera. A Grone i cartelli non li mettono a caso, e se dicono 17%, se dicono 18%, se non segnalano alcun tornante, forse è il caso di abbassare la testa e prepararsi a guardare in terra per molti lunghissimi minuti. Ma #ilorddellacontessa conoscono bene questa salita, sulla prima serie di tornanti a fusillo hanno più volte intravisto santi e madonne, e hanno dovuto stringere i denti per sembrare ancora freschi, mentre molti colleghi ciclisti sfrecciavano in senso contrario sfoggiando mantelline e sorrisetti di circostanza della durata di un secondo, il tempo di essere risucchiati dalla discesa vertiginosa, lasciando al loro destino zigzagante e lentissimo chi ha deciso di affrontare questa strada dalla parte della salita. Anni fa ricordo che nel drittone ce...

Sogni di gloria a Montecampione

Settembre, tempo di tappe epiche e casalinghe. Nell'insolita afa mattutina la Valcamonica si presenta come un desolato e soffocante scenario post-atomico, dove il sole appare rossastro e incerto nella foschia densa. Ma quando una salita chiama bisogna rispondere, non importa che si tratti di un Passo Sella, di un Vivione o di un semplice cavalcavia nella bassa: la risposta de #ilorddellacontessa è pronta, decisa, scattante. Ed eccoci così ai piedi di Montecampione: salita epica dall'aria decadente e retró. L'aria è immobile, imprigionata nella cappa di caldo. Chi si ricorda che tempo faceva quel giorno del '98 in cui Pantani si alzò sui pedali una, due, tre volte su un Pavel Tonkov sfiancato e presto sconfitto? Qualche Lord era presente, quel giorno, e può dire con certezza che era un giovedì, il 4 di giugno: era stato bello vederli salire, mangiarsi i tornanti come se non esistesse la fatica. Io ricordo solo le immagini della TV, sbiadite perché anc...

Valcanale, 20 anni dopo

Valcanale, 1997. Anni di neve e sci dritti, tute sgargianti e colori fluo, parcheggi pieni e seggiovie monoposto, quelle con la sbarra e le gambe penzoloni. Valcanale, 1997, marzo: piccola Carlotta di anni 9 alle prime vere gare di sci con il papà: prime sveglie all’alba e colazioni con l’uovo sbattuto, e poi via in montagna, al bar a prendere il numero, in coda alla seggiovia, sci che schiacciano altri sci, ed ecco apparire dall’alto la pista tracciata (com’è liscia ancora!), e poi ricognizione, un po’ di paura, sonno, gambe strane. Ma il papà è sempre qui, sempre dietro, a vedere se hai freddo alle mani, se vuoi il cioccolato, se devi fare pipì. Poi c’è stata quella volta che proprio non volevo scendere. Tutti quelli davanti a me erano partiti: vieni mi dicono, tocca a te , ma io proprio non ci volevo entrare nel gabbiotto di partenza, e fuori era tutto un saltellare di bambinetti senza sci e allenatori, e le porte stavano rosse e blu nell’ombra azzurra della mattina invernal...