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Remembering Stilfserjoch

Lo Stelvio è uno dei miei luoghi preferiti. Uno dei luoghi in cui ho lasciato qualcosa di me, in epoche diverse della mia vita. Perciò mi piace sempre tornarci. Ho imparato presto ad amare queste montagne. All’inizio non sapevo neanche perché, e di cosa esattamente mi ero innamorata. Succedeva credo in settembre, in un periodo di struggente nostalgia per l’estate fuggita via in fretta e per la natura che mi circondava, la natura senza richieste e senza pretese, che bastava a se stessa, in cui avrei voluto mescolarmi per essere invisibile. Non sapevo cosa fosse ad attirarmi così tanto: il cielo terso, l’odore di legna bruciata che preannuncia l’arrivo dell’inverno, l’aria frizzante e i colori, nitidi e chiari alla luce del sole d’autunno: tutto, tutto intorno a me era puro struggimento, una ricerca inesausta, una nostalgia per qualcosa di indefinito e indecifrabile. Salivamo con il pulmino dello sci club e ancora queste curve non avevano il senso che hanno oggi: le pendenze,...

Valcanale, 20 anni dopo

Valcanale, 1997. Anni di neve e sci dritti, tute sgargianti e colori fluo, parcheggi pieni e seggiovie monoposto, quelle con la sbarra e le gambe penzoloni. Valcanale, 1997, marzo: piccola Carlotta di anni 9 alle prime vere gare di sci con il papà: prime sveglie all’alba e colazioni con l’uovo sbattuto, e poi via in montagna, al bar a prendere il numero, in coda alla seggiovia, sci che schiacciano altri sci, ed ecco apparire dall’alto la pista tracciata (com’è liscia ancora!), e poi ricognizione, un po’ di paura, sonno, gambe strane. Ma il papà è sempre qui, sempre dietro, a vedere se hai freddo alle mani, se vuoi il cioccolato, se devi fare pipì. Poi c’è stata quella volta che proprio non volevo scendere. Tutti quelli davanti a me erano partiti: vieni mi dicono, tocca a te , ma io proprio non ci volevo entrare nel gabbiotto di partenza, e fuori era tutto un saltellare di bambinetti senza sci e allenatori, e le porte stavano rosse e blu nell’ombra azzurra della mattina invernal...

In principio era l'acqua

Prima della montagna, prima della neve, prima dei prati e delle corse...c'era l'acqua. L'acqua del Tirreno, che arrivava in piccole onde trasparenti sulla sabbia chiara dove il nonno mi portava per mano. Poi l'acqua della piscina: azzurra e leggera, circondata dall'aria calda-umida che sa di cloro; schiamazzi, voci che rimbombano, è sera fuori dalle vetrate e noi bambini con le cuffie colorate  ce ne stiamo in lunga fila a lato vasca a fare scomposti esercizi di riscaldamento , piccoli corpicini dalle forme innocenti, come sculture in miniatura ancora da sbozzare.  Freddo, ordini, urla, risate e rimproveri, altro freddo, sensazione di umido sotto i piedi e voglia di rannicchiarsi e nascondersi; cosa facciamo qua mezzi nudi in una sera d'autunno? Fuori dai vetri il lago, ma non mi sono mai chiesta se fosse tranquillo o agitato dal vento, se fosse profondo e scuro nella notte; ho imparato a conoscerlo solo da adulta. In alto il soffitto e le vetrate...