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Visualizzazione dei post con l'etichetta versi liberi

Ritornare ai prati

C’è troppo bianco, qui, per i nostri occhi È troppo ampio l’orizzonte per uno sguardo civilizzato La nostra vita pazientemente costruita incontri e scontri compromessi e tabù aspettative, obiettivi insomma una decorosa vita civile non è pronta a simili scossoni Tornarvi sarà difficile La meraviglia non può lasciare indifferenti La grandezza degli spazi il loro essere fini a se stessi la loro sofferenza silenziosa, anno dopo anno ci attirano e ci chiamano a se come in una trappola Ci adattiamo alla vastità finché cominciano a infastidirci le presenze chiassose le comitive all’orizzonte C’è spazio per tutti, ma noi siamo sempre un po’ più in là Sembra di essere d’intralcio a se stessi Scorriamo sul mare dormiente chiedendoci cosa ci sia sotto immaginando mondi caverne buie Un brivido freddo come quando si nuota sul lago, fissandone l’oscurità opaca non sapendo se quel che c’è sotto potrà mai venire a reclamare vite, corpi e allungando una mano sfiorarci ...

Essere piccoli

Verso la Guaita. Colere, marzo 2019. Essere piccoli Ci piace molto Riconoscerci laggiù Vederci come sagome Nel bianco Puntini Come errori senza importanza Notare la nostra presenza, laddove non c’è nient’altro Ci piace molto. A volte le parole non vogliono confini Forme precise Forme costrette. Lo stesso vale per noi Le nostre sagome sono indistinte: Inconsistenti Bellissime. Essere piccoli Ci piace troppo, per non continuare a esserlo Riconoscere il nostro passaggio Avvertirne le tracce Seguirle fino all’ultimo Scoprirsi vulnerabili, risibili, una presenza in fin dei conti superflua Chissà perché ci fa sentire meglio. Essere piccoli ci piace troppo: Non facciamo nemmeno in tempo ad averne paura. Laghetto di Polzone, Colere, marzo 2019.